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Ci prendevano spesso per gemelli, me e Ludo. Toccava poi a me ristabilire la verità, anche se vivevo l’obbligo di confessare come un affronto. Io ero solo il secondo, il più piccolo, la replica del primo, arrivato per caso, per sbaglio, nove mesi dopo il figlio perfetto. Ludo lasciava sempre rispondere me. Percepivo che la cosa lo metteva a disagio, magari in fondo gli facevo anche un po’ pena, ma di certo lui preferiva il suo posto e io glielo invidiavo. Mi chiamo Ulysse. stata mia madre a scegliere questo nome eroico. Ho sempre pensato che questa scelta nascondesse il suo imbarazzo: ci voleva almeno questo per essere all’altezza di Ludo. Un grande nome per un misero ruolo. Ma questo non bastava a spiegare la nostra rivalità, che era molto più complessa di una semplice questione di ruoli.
Ulysse e Ludo sono fratelli, ma questo non ha impedito loro di competere anno dopo anno per sfondare sui campi da tennis, soprattutto perché il padre non ha mai esitato ad alimentarne le rivalità. Ulysse, stanco della pressione e di essere l’eterno secondo, in campo e in famiglia, sorprende tutti mollando la racchetta: finalmente il fratello maggiore potrà – e dovrà – essere il campione incontrastato. Almeno fino al giorno in cui Ludovic ha un terribile incidente durante un incontro… Ulysse si ritroverà di colpo a dover fare i conti con un enorme dolore, i sensi di colpa e una rabbia profonda covata senza saperlo. Un viaggio interiore alla ricerca di un sé che aveva messo da parte, per arrivare a scoprire che la verità, in fondo, ha il potere di rimettere ordine.
traduzione dal francese di Gaia Bartolesi
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